Se siete stufi di rivedere per l’ennesima volta Teorema di Pasolini o se le vostre speculazioni sull’eredità della Nouvelle Vague sono giunte a un punto morto, allora dovete assolutamente fare come me e andare in Giappone in vista del debutto nelle sale nipponiche di due vere chicche particolarmente attese.
La prima è Machine Girl, in confronto alla quale Death Proof di Tarantino sembra Quarto Potere. Mutilazioni, ninja, tempura, sushi, citazioni da Tetsuo e La Casa… il regista Noboro Iguchi (anche sceneggiatore), non si è fatto mancare nulla, a parte la decenza e (fortunatamente) la capacità di non prendersi mai sul serio.
Per quei pochi sprovveduti che pensano che la visione di questo film non valga un viaggio a Tokyo esiste una versione americana uscita direttamente in DVD che può essere acquistata qui.
Il secondo film di cui voglio parlarvi, preceduto da un battage pubblicitario davvero imponente, è già stato un manga e una serie animata. Fedelmente adattato per il grande schermo da Toshio Lee, Detroit Metal City narra le vicende del giovane sfigato Negishi che lascia la provincia per sfondare nella vivida scena musicale di Tokyo. Peccato che il suo pop acustico alla Cardigans ultimo periodo faccia veramente cagare. L’unico modo per campare con la musica è quindi vestire gli sgargianti panni di Johannes Krauser II, leader dell’abominevole metal trio che dà il nome al film. I giovani giapponesi ovviamente impazziscono per i DMC e Negishi, che il metal in realtà lo odia, deve suo malgrado adattarsi a questa doppia vita.
Ken’ichi Matsuyama, il Jim Carrey giapponese, interpreta il personaggio principale e il suo mostruoso alter ego, mentre il leader dei Kiss Gene Simmons (che evidentemente si doveva pagare la ristrutturazione della sua piscina a Bel Air), appare nel ruolo del dio-demone del Rock. Il titolo della pellicola peraltro è una citazione di uno dei grandi successi dei Kiss, Detroit Rock City.


‘Sticazzi… Battle Royale è cinema d’autore francese a confronto
Lo voglio!