Amo le chitarre elettriche sin da quando, credo novenne, vidi lo special televisivo di Woodstock in cui Hendrix suona The Star Spangled Banner in un mare di feedback e distorsione. Da allora le sei corde elettrificate sono per me l’equivalente di quello che per Elton John sono le foto, che per Lars Ulrich è l’arte moderna e che per Michael Jackson sono i bambini. Era solo una questione di tempo imbattermi in Paul Riario, gear editor per la rivista Guitar World. Paul, una specie di controfigura di Michael J. Fox (prima del parkinson), viene cioè pagato per provare e recensire chitarre (solitamente le più tamarre disponibili sul mercato). Imbracciato lo strumento Paul prima si lancia in un assolo metal vecchia scuola, poi attacca coi commenti tecnici nel suo classico timbro nasale. Non so voi ma io ogni volta che lo vedo scoppio a ridere.
Quei pochi fortunati tra noi che ora sono negli Stati Uniti approfittando dello strapotere dell’euro possono vantare l’incredibile privilegio di vedere Paul suonare dal vivo (con un repertorio che spazia da Pink ai Fall Out Boy) con la sua band The Monster.


Ho capito bene? Quella è una “cowboy from hell guitar”?
Non bisogno di aggiungere nulla: tamarro-sublime!